Appunti genoani

il mio punto di vista su Genoa e dintorni

“Io non faccio poesia, io verticalizzo”

Quali migliori parole per raccontare la partita di oggi, se non questa famosissima citazione del Professore? Un Genoa in netto miglioramento, grazie all’apporto di singoli che loderò in seguito, che giochicchia per un tempo e poi, come per magia, inizia a far girare la palla in verticale e va a espugnare clamorosamente l’Olimpico.

Tre punti d’oro, conquistati e meritati contro una squadra tosta, forse limitata – alla lunga – dalla ricerca della stessa giocata (palla larga a destra a Cissè e palla in mezzo all’area) che comunque ci ha messo in serie difficoltà. Non ha caso il gol di Beppe Sculli (indimenticato ex) è arrivato con questo tipo di azione, così come tutte le altre azioni pericolose dei laziali.

La strada è quella giusta, alla faccia dei mugugni e dei mugugnoni che ci davano già per spacciati. Ma comunque sia, c’è ancora molto da lavorare; sopratutto in difesa la squadra è andata più volte in confusione: non capisco se Antonelli e Mesto non riescono ancora a calarsi nel ruolo oppure se proprio non fa per loro. Buona prova per Dainelli e Kaladze, anche se farsi fregare in velocità da Klose non è sintomo di un’ottima condizione atletica; menzione speciale per la prima di Granqvist che, con il suo ingresso in campo, ha letteralmente cancellato Klose.

Il centrocampo ha riscattato la prova opaca di domenica scorsa, con Veloso sempre più leader di questa squadra: un tocco di palla divino, una sicurezza nelle proprie giocate, una visione di gioco fantasmagorica, che fanno del portoghese il migliore giocatore in campo e la più bella sorpresa di questo inizio di stagione. Al suo fianco un Seymour che, insieme a lui, ha tirato la carretta in quei minuti del primo tempo dove la partita poteva prendere una piega ben diversa. I due insieme hanno tenuto un ottimo possesso di palla, la squadra alta e hanno anche inventato qualche occasione malamente finalizzata. Meno bene Kucka, anche se dopo il gol è sembrato in netto miglioramento, e Constant. Ma io due sono due garanzie: aspettiamoli.

Con l’attacco, purtroppo arrivano le noti dolenti: Palacio a parte (che dopo un primo tempo da Palacio modalità away, ha carburato come il migliore dei diesel ed è diventato l’incubo della difesa biancoceleste) per il resto c’è poco di cui sorridere oggi. Il Caracciolo di oggi mi ha ricordato il Toni di ieri: tante botte e pochi stop, conclusioni in porta zero. Ma sono convinto che l’Airone potrà dare molto di più, appena ritroverà la forma. Pratto, entrato in una fase della partita non ottimale per un attacante, non è comunque riuscito a capitalizzare le occasioni avute.

Capitolo a parte merita la sorpresa di giornata: Cristobal Jorquera. Il cileno entra e fa cose che nel Genoa non si vedevano da un pò: mette palle in profondità, crea spazi e inventa. Uno così è uno spettacolo per gli occhi, mettilo a dialogare con Veloso e Palacio e diventa una gioia per i nostri cuori rossoblù.

Nota di merito per il Presidente, che vale anche come un consiglio: guardando il tabellino dei marcatori caro Prez, dire ogni tanto no alle milanesi non è poi tanto malvagia come cosa, no?

Infine due parole di conforto per Biava, ex genoano e Gilardino, genoano mancato, usciti malconci dal campo. In bocca al lupo ragazzi!

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I giornali di domani

Non so voi, ma io sto già morendo dalla voglia di leggere locandine e giornali di domani riguardo la partita di calcio minore che oggi si è giocata nella nostra città. No perchè dopo aver letto di musi lunghi, tensioni e malumori vari in casa nostra dopo appena una partita di campionato, chissà quali spietate critiche toccheranno alla povera squadra con cui siamo costretti ad alternarci sul prato verde di Marassi che in questo sabato pomeriggio di settembre, nella partita valida per la quinta giornata della Serie Bwin, sul quel prato verde di Marassi,  non è riuscita ad andare oltre allo 0-0 con il Grosseto.

Chissà quali cattiverie gratuite e di cattivo gusto nei confronti dei nuovi Gemelli del gol, dopo la non certo esaltante prova fornita; chissà se l’uno verrà deriso per la sua bassa statura e l’altro verrà vessato pubblicamente millantando una curiosa discendenza per il cognome che lo accomuna ad una famosa attrice di particolari film.

Chissà con quale acredine verrano raccontati i sicuri musi lunghi che saranno comparsi in quel di Bogliasco dopo che il ciclone che si doveva abbattere per la quinta volta sulla serie Bwin è sparito dai radar di tutte le stazioni metereologiche. Chissà come verrà analizzato il malumore che afflige tutto l’ambiente dopo che, passate le prime cinque partite di questa serie Bwin, la corrazzata della serie Bwin non è neanche in zona playoff.

Purtroppo però sappiamo benissimo che tutte queste cose non saranno scritte. Ma non pensate male, è solo una mera questione di spazi. Ci saranno così tanti articoli che racconteranno dello strabiliante pubblico accorso alla partita di serie Bwin, e altrettanti pezzi che parleranno di come il quartiere di Marassi sia stato messo in ginocchio da questo grande e storico evento di serie Bwin ospitato da uno stadio non all’altezza, che le volenterose e spietate penne al pesto pronte alle loro feroci critiche nei confronti della squadra con cui siamo costretti ad alternaci sul prato verde di Marassi, verrrano miseramente tacciate.

Il triste Gasperini nerazzurro

Sono sinceramente dispiaciuto. Per riconoscenza verso tutto quello che di buono ci hai fatto vedere negli anni passati. E certe cose non sono solito dimenticarle.

Ma certe caratteristiche prima o poi vengono a galla; sopratutto determinati caratteri. E se qui, alla fine, tutte le tue manie venivano assecondate, tutto sommato (nei limiti) giustamente visto che quando sei arrivato eravamo una neopromossa in B con una squadra da rifondare e tu hai costruito il più bel Genoa del dopoguerra partendo da zero, a Milano proporti in un determinato modo ti ha già fregato. E ci avrei scommesso dei soldi.

Mi dispiace Gasp, ma la presunzione di determinate scelte e l’ostinazione con la quale le riproponi, anche contro l’evidenza, è sempre stato il tuo più grande difetto: ma se a Genova puoi permetterti di bruciare un Di Vaio, così per fare un nome a caso, a Milano di certo non puoi bruciare uno Sneijder o un Forlan. Certe cose le paghi, certi modi di porsi, ai media, alla società, ma soprattutto allo spogliatoio anche.

E pace se il destino te le fa pagare con una fucilata senza senso di Pinilla, o per un gol in fuorigioco subito da una Carneade turca dopo che i tuoi attaccanti hanno fallito reti incredibili per 90 minuti. Chi è causa del suo male, caro Mister, lo sa come si dice no?

Ps.: Applausi per il Napoli, orgoglio del calcio italiano in Europa. E applausi anche a Rafinha, forse troppo forte per chi lo faceva giocare centrocampista centrale. Sicuramente troppo forte per chi, dall’alto della sua esperienza calcistica in certi palcoscenici blasonatissimi, l’aveva bollato come pacco: infatti ora gioca e segna nella squadra che arriverà, come minimo, tra le prime quattro d’Europa. Qua c’è mancato poco che qualcuno lo fischiasse.

Il tifoso secondo il Secolo XIX

Beh che dire, complimenti al signor Stefano Tettamanti per le parole che ha speso ieri, dall’alto del nulla cosmico, su “Il Secolo XIX” nei confronti del nostro Lucas Pratto.

Questo maestro della parola, finissimo esperto dell’umorismo in punta di fioretto, nonchè illustre conoscitore di faccende calcistiche, non ha trovato miglior modo per raccontare la non certa brillante prestazione dell’argentino contro l’Atalanta di questo:

Pratto ha i piedi piatti e le spalle spioventi, è senza collo, ha maniglie dell’amore e pancetta irresistibile e un seno rigoglioso (a occhio direi una buona terza, coppa C). Quando scatta si ingobbisce in modo tenerissimo e sono quasi certo che (dietro) non abbia due gobbe, ma una soltanto e che il suo ingrato soprannome di Cammello vada corretto in Dromedario. Lucas Pratto è uno dei giocatori più brutti che io abbia mai visto ed entra di diritto nella galleria di sgorbi che tanto mi hanno acceso la fantasia nella mia lunga passione genoana…..se uno conciato così arriva a fare il giocatore di calcio professionista (e con buoni risultati, pare) deve avere doti morali eccezionali.

Questo è il giornalismo genovese nel 2011. Che senza avere (forse) piedi piatti, spalle spioventi, maniglie dell’amore, pancetta e seno rigoglioso, è uno dei giornalismi più brutti che io abbia mai visto ed entra di diritto nella galleria di sgorbi che tanto mi hanno acceso la fantasia nella mia lunga passione per il giornalismo italiano.

Per quanto riguarda il signor Tettamanti invece che dire… Se uno conciato così arriva a scrivere su un giornale (e con questi risultati) deve avere doti morali eccezionali. E complimenti per la faccia tosta di dichiararsi genoano.

Forza Lucas Pratto, spero che già domenica tu possa dedicare la tua prima rete al tuo più grande fan: Stefano Tettamanti.

L’andazzo del popolo rossoblu

Ho già cominciato a esprimere la mia amarezza per quello che sta diventando il tifoso genoano nel post precedente. Volevo lasciare perdere ma visto che altri ne stanno parlando, raddoppio.

Credo che il problema di fondo sia che qualcosa ci sta portando ad essere sempre meno tifosi del Genoa Cricket and Football Club 1893 e sempre più partigiani delle proprie posizioni.

Cred0 ieri di aver assistito ad un tripudio di malafede. Gente che viene in Gradinata con il solo e unico scopo di realizzarsi nell’affermare “io l’avevo detto!”. Gente che viene in Gradinata per insultare tutti – dal presidente al giardiniere – senza prendere fiato per delle mezz’ore. Gente che viene in Gradinata ma che forse doveva andare a Coverciano a prendere il patentino di allenatore (no sul serio, così magari sento anche meno fesserie, calcisticamente parlando). Poi c’è gente che viene a fare i soldi in tasca a Preziosi, c’è gente che viene a deridere l’aspetto di Malesani, c’è gente che viene solo nella speranza di poter sbraitare al gol di Gilardino.

Ma la cosa più grave è che c’è gente che viene in Gradinata Nord senza condividere un valore uno di quello che era, e non è più -grazie a loro – la Gradinata Nord: fischiare il Genoa dopo il primo tempo della prima partita di campionato, non è malafede in effetti, è pazzia. Chi ha fischiato il Genoa, chi cantava quando non bisognava cantare per poi non cantare – come usanza, da qualche anno a questa parte, di specifiche aree della Nord – quando bisogna farlo, chi insomma fa tutto il contrario di quello che un tifoso del Genoa dovrebbe fare, solo per fare le ripicche ad altri. Ecco a voi va il mio pensiero: potete farvi anche due tessere del tifoso a testa, potete svaligiare il Genoa Store, potete farvi fare tutti gli autografi che volete al martedì pomeriggio a Pegli e le foto da mettervi su Facebook: voi con il Genoa, voi nella Gradinata Nord c’entrate niente.

Leggo di gente che “ma se a teatro lo spettacolo non mi piace io fischio”. A questa gente dico, vai a teatro se vuoi andare a teatro. Se vieni allo stadio, in questo Stadio, ti adegui all’usanza che ha fatto grande il tifo genoano: sostenere il Genoa Cricket and Football Club 1893.

E poi finalmente tu

Finalmente il Genoa! E già questo mi basta per poter sorridere della giornata di ieri. Dopo un’estate estenuante, una pausa infinita, rivedere quegli undici ragazzi con la maglietta rossoblù è stata una gioia. Peccato per il risultato, peccato per l’ambiente: no, i genoani non mi mancavano.

Che se ne dica, io ho visto un Genoa a sprazzi interessante: certo pensare che questa squadra sia la migliore dell’era Preziosi la ritenevo una pazzia prima della partita e la continuo a ritenere una pazzia adesso; però in una squadra con la follia di 4 amichevole nelle gambe, un nuovo tecnico, 4-5 titolari nuovi io di cose positive ne ho trovate. Altre squadre, altri Genoa, partite come quella di ieri l’avrebbero perse e anche male (vd. Genoa-Chievo dell’anno scorso, per non andare tanto distanti). Insomma non è tutto a buttare, come qualcuno vuole credere. Certo mi spiace per chi voleva essere già campione d’Italia dopo 90 minuti e mi fa piacere per chi non aspettava altro che una prova deludente, magari condita dalla notizia di un Gilardino goleador, per vomitare – in malafede – sulla dirigenza. Ognuno vive dei proprio sogni e bisogni. A me personalmente sono piaciuti il ritmo dei primi 15 minuti dei due tempi, Veloso e Palacio che, da veri leader, hanno preso per mano la squadra e la reazione allo svantaggio.

Passando alle noti dolenti mi viene subito da dire che Malesani avrà tanto da lavorare. Questa difesa, a tratti imbarazzante, sarà meglio non riproporla più: se a Roma si ripetono certe prestazioni torniamo con una “manita” storica. Il centrocampo è un mistero: non ho capito perchè giocare tutto il misero precampionato con 3 centrocampisti e il trequartista per poi schierare 4 centrocampisti in riga con Rossi e Constant sulle fasce. Già trovare il Capitano titolare dopo aver sentito lodi di ogni tipo per il nuovo centrocampo mi ha lasciato dei dubbi, ma vedere Constant fare l’ala mi ha proprio lasciato basito. L’attacco mi è sembrato l’emblema dello stato confusionale del nuovo Mister: Palacio punta centrale con Pratto che corre come un pazzo da tutte le parti del campo fuorchè nell’area di rigore avversaria è una cosa che mai avrei immaginato di vedere, neanche nei miei incubi peggiori; credevo fosse uno scherzo e invece ho visto la nostra punta battere rimesse laterali e fermarsi sulla trequarti quando i terzini, le ali e Palacio raggiungevano il fondo del campo per crossare in mezzo: ora passi il numero 2 sulla maglia, ma esigo una punta che faccia la punta.

Il gioco fatto, o quanto meno ricercato dalla squadra, considerando le critiche già mosse in precedenza, la scarsa condizione di alcuni (Kucka su tutti) e un avversario che così scarso non era, non è stato malvagio. Certo di spumeggiante c’è stato niente, errori troppi, ma ho notato una ricerca di movimenti e di possesso palla che mi fa ben sperare per il futuro. Un Veloso notevole, sempre a testa alta a predicare nel deserto: certo perde ancora qualche pallone di troppo ma il ragazzo mi ispira sempre di più. Un Palacio che, nonostante una giornata non brillante, cerca sempre di essere il leader della squadra come mai gli ho visto fare: quanto meno a lui la moina del calciomercato pare aver fatto bene.

La nota più dolente della giornata è stata però leggere nel dopopartita le solite astiose e prevenute critiche alla Tifoseria Organizzata, questa volta causate dallo striscione esposto rivolto al Presidente. E’ veramente triste il servilismo di certi “genoani” (e con il virgolettato non voglio mettere in discussione la sicura fede di questi tifosi ma sottolineare il fatto che il servilismo niente ha a che fare con l’essenza del genoano) nei confronti di Preziosi; trovo imbarazzante leggere gente più preziosiana dello stesso Preziosi che, da persona intelligente quale è, ha subito compreso il senso dello striscione, ha sicuramente capito l’errore tanto da ammettere che forse la società ha sbagliato qualcosa sugli abbonamenti. Peccato per i soliti che invece hanno perso un’altra occasione per farmi ricredere sulla brutta fine che sta facendo il popolo genoano.